ANTICHE SCRITTURE ENIGMI INSOLUTI-LA CIVILTA’ DELLA VALLE DELL’INDO

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La civiltà della valle dell’Indo si colloca tra le più antiche civiltà del mondo, insieme a quelle della Mesopotamia e dell’antico Egitto,caratterizzate dallo sviluppo dell’agricoltura, dall’urbanizzazione e dall’uso della scrittura. Lo sviluppo urbano è più precoce in Egitto e Mesopotamia, ma la civiltà dell’Indo conobbe una maggiore estensione geografica (attuale Pakistan e India occidentale).

Dei 1052 siti finora individuati, più di 140 si collocano sulle rive di un corso d’acqua stagionale, che irrigava la principale zona di produzione agricola di questa cultura. Secondo alcune ipotesi questo sistema idrografico, un tempo permanente, potrebbe essere identificabile con il fiume Ghaggar-Hakra, identificato da alcuni studiosi con il Sarasvati del Rig Veda.

La maggior parte degli altri siti si trovano lungo la valle dell’Indo o lungo i suoi affluenti, ma la diffusione arrivò verso ovest fino alla frontiera con l’Iran, a est fino a Delhi, a sud fino al Maharashtra e a nord fino all’Himalaya e persino all’Afghanistan (sito di Shortugai).

La civiltà della valle dell’Indo fu dimenticata fino ai primi scavi estesi sui siti di Harappa e di Mohenjo-Daro negli anni 1920.

La sua scrittura non è ancora stata decifrata e si ignorano quindi le caratteristiche del linguaggio. Di recente è stato messo in dubbio che si tratti di una scrittura ma piuttosto di un sistema di simboli (teoria di Steve Farmer, Richard Sproat, e Michael Witzel).

I testi sumeri ed accadici si riferiscono ripetutamente a un popolo con cui si ebbero attivi scambi commerciali, chiamato Meluhha, che potrebbe essere identificato con la civiltà della valle dell’Indo, forse con il nome dato dai suoi stessi abitanti. Il termine è forse riferibile al dravidico Met-akam, con il significato di “terre alte”, e potrebbe inoltre aver dato origine al termine sanscrito Mleccha, di origine non indoeuropeo, con il significato di “barbaro, straniero”.

La civiltà della valle dell’Indo si colloca tra le più antiche civiltà del mondo, insieme a quelle della Mesopotamia e dell’antico Egitto,caratterizzate dallo sviluppo dell’agricoltura, dall’urbanizzazione e dall’uso della scrittura. Lo sviluppo urbano è più precoce in Egitto e Mesopotamia, ma la civiltà dell’Indo conobbe una maggiore estensione geografica (attuale Pakistan e India occidentale).

Dei 1052 siti finora individuati, più di 140 si collocano sulle rive di un corso d’acqua stagionale, che irrigava la principale zona di produzione agricola di questa cultura. Secondo alcune ipotesi questo sistema idrografico, un tempo permanente, potrebbe essere identificabile con il fiume Ghaggar-Hakra, identificato da alcuni studiosi con il Sarasvati del Rig Veda.

La maggior parte degli altri siti si trovano lungo la valle dell’Indo o lungo i suoi affluenti, ma la diffusione arrivò verso ovest fino alla frontiera con l’Iran, a est fino a Delhi, a sud fino al Maharashtra e a nord fino all’Himalaya e persino all’Afghanistan (sito di Shortugai).

La civiltà della valle dell’Indo fu dimenticata fino ai primi scavi estesi sui siti di Harappa e di Mohenjo-Daro negli anni 1920.

La sua scrittura non è ancora stata decifrata e si ignorano quindi le caratteristiche del linguaggio. Di recente è stato messo in dubbio che si tratti di una scrittura ma piuttosto di un sistema di simboli (teoria di Steve Farmer, Richard Sproat, e Michael Witzel).

I testi sumeri ed accadici si riferiscono ripetutamente a un popolo con cui si ebbero attivi scambi commerciali, chiamato Meluhha, che potrebbe essere identificato con la civiltà della valle dell’Indo, forse con il nome dato dai suoi stessi abitanti. Il termine è forse riferibile al dravidico Met-akam, con il significato di “terre alte”, e potrebbe inoltre aver dato origine al termine sanscrito Mleccha, di origine non indoeuropeo, con il significato di “barbaro, straniero”.

I precedenti

Le radici della civiltà della valle dell’Indo risalgono all’inizio della pratica dell’agricoltura e dell’allevamento nelle locali culture neolitiche. I nuovi modi di sostentamento appaiono nelle colline del Balouchistan, ad ovest della valle dell’Indo (intorno alla metà del VII millennio a.C.). Il sito meglio conosciuto di quest’epoca è Mehrgarh, tuttora scavato da una missione francese del Museo Guimet.

Questi primi contadini coltivarono il grano e addomesticarono ed allevarono una grande varietà di animali che ne costituirono il bestiame. Si iniziò a utilizzare la ceramica verso la metà del VI millennio a.C.

Intorno al 4000 a.C., apparve nella stessa area una cultura regionale originale (Early Harappa o “civiltà Harappa antica”). Reti commerciali la collegavano con altre culture regionali imparentate (nel golfo Arabico, nell’Asia occidentale e centrale e nella penisola indiana e con le fonti di materie prime, come il lapislazzuli e altre pietre utilizzate nella fabbricazione di perline per collane. Gli abitanti dei villaggi avevano anche addomesticato un gran numero di specie vegetali (piselli, sesamo, datteri, cotone) e animali, come il bufalo, che restò fondamentale nella produzione agricola di tutta l’attuale Asia.

L’emergere della civiltà

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Stampi rinvenuti nella valle dell’Indo British Museum

  

Intorno al 2600 a.C., alcuni villaggi della civiltà Harappa antica si svilupparono in vere e proprie città, con migliaia di abitanti, essenzialmente agricoltori, artigiani e commercianti.

L’uso di ornamenti elaborati, di sculture e di figurine in terracotta, si diffuse e apparvero i sigilli, la scrittura, la ceramica decorata con motivi standardizzati; gli oggetti rituali, mostrano una forte spinta all’integrazione culturale, che fece quasi del tutto sparire le precedenti differenze regionali.

Nonostante diversi tentativi i ricercatori non sono ancora stati capaci di decifrare la forma di scrittura utilizzata da questa civiltà: la quasi totalità delle iscrizioni disponibili, sui sigilli o sui vasi di ceramica, non superano infatti i 4 o 5 caratteri, mentre la più lunga iscrizione ne comprende solo 26.

I segni conosciuti sono circa 400, ma si ritiene che alcuni di essi siano derivazioni con leggere modifiche o combinazioni di 200 caratteri principali. Si tratta probabilmente di una scrittura ideografica e questo rende difficile ipotizzare la lingua o la famiglia linguistica parlata: si ritiene più probabile l’ipotesi che si tratti di una lingua dravidica.

A causa della brevità delle iscrizioni alcuni ricercatori hanno suggerito che quelle conosciute non fossero una forma di scrittura vera e propria, ma un sistema d’identificazione delle transazioni economiche, paragonabile alla firma. È comunque possibile che siano esistiti testi più lunghi, ma che non ci siano pervenuti in quanto realizzati su materiale deperibile.

Un’iscrizione più estesa, scoperta recentemente, sembra fosse stata installata su un pannello al di sopra della porta della città di Dholavira. Si è formulata l’ipotesi che si trattasse di un pannello che informava i viaggiatori del nome della città, in modo simile ai cartelli di benvenuto che si trovano nelle nostre città attuali.

Una stele di Rosetta per decifrare la lingua di Harappa

 

Simboli e iscrizioni appartenenti alla civiltà degli Harappa

Uno studio statistico sulle iscrizioni dell’antichissima civiltà di Harappa potrebbe rappresentare la prima tappa per la loro decifrazione

Uno studio statistico sulle iscrizioni dell’antichissima civiltà di Harappa potrebbe rappresentare la prima tappa di una nuova “stele di Rosetta” per decifrarne il significato, finora rimasto inesorabilmente celato. “Le iscrizioni dell’Indo sono note da almeno 130 anni, ma nonostante centinaia di tentativi non sono mai state decifrate. Nella presunzione che esse codifichino comunque un linguaggio”, ha osservato Rajesh Rao, dell’Università di Washington (UW), che ha coordinato lo studio, ora pubblicato su “Science”. Una presunzione che era stata messa in dubbio nel 2004 da tre studiosi americani – Steve Farmer, Richard Sproat e Michael Witzel – secondo i quali si trattava solo di brevi pittogrammi privi di contenuto linguistico.Ora il gruppo di matematici e informatici dell’UW è riuscito a dimostrare che quelle iscrizioni codificano effettivamente un linguaggio.La civiltà di Harappa era formata da popoli della valle dell’Indo che fra il 2600 e il 1900 a.C. abitavano la regione corrispondente all’odierno Pakistan orientale e all’India nordoccidentale. Contemporanea a quelle egizie e mesopotamiche, anche la civiltà della Valle dell’Indo era altamente urbanizzata e ha lasciato numerose iscrizioni simboliche su amuleti, ceramiche e tavolette. Lo studio attuale ha confrontato una nota compilazione di testi di Harappa con campioni linguistici e non linguistici. I ricercatori hanno in particolare eseguito calcoli per valutare la casualità condizionale nell’ordine dei simboli su testi in inglese contemporaneo, sulla lingua sumera parlata in Mesopotamia all’epoca della civiltà dell’Indo, testi in antico Tamil, una lingua dravidica che alcuni avevano ipotizzato essere correlata alle iscrizioni dell’Indo, e l’antico sanscrito. Successivamente hanno ripetuto i calcoli per campioni di simboli che non appartengono a linguaggi parlati, in uno dei quali la disposizione dei simboli era del tutto casuale, mentre in altri seguivano ora una disposizione rigidamente gerarchica, ora mimavano la sequenza delle basi sul DNA, ora seguivano l’ordine di un linguaggio artificiale come il Fortran, e così via. I risultati del confronto hanno mostrato che le iscrizioni dell’Indo ricadono nella media di quelle tipiche dei linguaggi parlati e differiscono sensibilmente dai sistemi non linguistici.”Vogliamo proseguire su questa strada maestra e ci piacerebbe riuscire a crackare il codice. Ora intendiamo analizzare la struttura e la sintassi delle iscrizioni per inferirne delle regole grammaticali”, ha concluso Rao.

Fonte:lescienze.espresso.repubblica.it

 

 

 

ANTICHE SCRITTURE ENIGMI INSOLUTI-LA CIVILTA’ DELLA VALLE DELL’INDOultima modifica: 2010-05-27T20:50:00+02:00da piramidex1
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